Quando Joseph Smith dettò la Sezione 132 di Dottrina & Alleanze, lo fece in una volta, senza alcune correzioni, verificando alla fine della dettatura che era corretto e non aveva bisogno di revisioni. O aveva ricevuto la rivelazione completa in quel momento o l’aveva, com’è probabile ricevuta molto prima e memorizzata, tenendola in mente secondo il suggerimento dello Spirito. questa rivelazione è considerata essere la rivelazione sul matrimonio plurimo, ma più esplicitamente è la rivelazione sul ‘matrimonio eterno’.
Joseph Smith ricevette rivelazioni riguardanti il lavoro di tempio, e le ordinanze per i templi, linea su linea, e precetto su precetto. Così, la pienezza dell’adorazione del tempio non c’era al tempo in cui fu costruito il tempio di Kirtland, e divenne completa solo quando fu completato il tempio di Nauvoo, e i santi stavano per essere cacciati da Nauvoo, Illinois.
Il profeta aveva appena descritto il battesimo per i morti, insieme con la dottrina che lo spirito vive dopo la morte, e quegli spiriti che aspettano la resurrezione e il giudizio hanno arbitrio, personalità, e volizione di scegliere o rigettare il vangelo di Gesù Cristo.
E’ stato detto per molto tempo in tutte le sette cristiane che quelli che otterranno il cielo erediteranno“tutto quello che ha Cristo” . Nessun moderno teologo cristiano o dirigente si è avvicinato a descrivere quello che significa. Cos’ha Cristo? Domini? Mansioni? Gloria? Per la mente mortale è difficile predire tutto ciò che ha Cristo e che i retti possono ereditare.
Comunque i teologi antichi, erano stati istruiti dagli apostoli di Cristo ed avevano qualche concetto del nostro destino eterno. Essi capivano di più di quello che ha Cristo e che può darci —Dio il Padre e Gesù Cristo hanno il potere di creare, e a causa di quello, le loro creazioni aumentano e si allargano nell’eternità.
A causa di questo ampliamento eterno, insieme con la loro conoscenza perfetta, amore perfetto e potere perfetto essi sono dei. La deità è definita da queste qualità. Perciò, un essere eterno con queste qualità viene definito un dio. Questa dottrina è detta theosis ed è quello che gli antichi teologi cristiani capivano.
Sant’ Ireneo (ca. 115-202 A.D.) disse:
All’inizio non eravamo fatti come dei, ma come uomini, poi, alla fine, dei. Come può mai esserci un dio se non è stato fatto dapprima come uomo? Come può qualcuno essere perfetto quando è stato fatto da poco come uomo? Come può essere immortale, se nella sua natura mortale non ha obbedito al suo fattore?
Perché il dovere di una persona è prima di osservare la disciplina dell’uomo e poi di condividere la gloria di Dio. Il nostro Signore Gesù Cristo, la parola di Dio, del suo amore senza limiti, siamo diventati ciò che siamo affinché Lui possa renderci ciò che egli stesso è”.
Clemente di Alessandria (150-215 A.D.) disse quanto segue :
“…sì, dico, la parola di Dio divenne uomo affinché voi possiate imparare da un uomo come diventare Dio. Quelli che sono stati resi perfetti ricevono la loro ricompensa e i loro onori. Hanno finito la loro purificazione, hanno finito il resto del loro servizio, sebbene sia un servizio santo; adesso diventano puri di cuore, e a causa della loro intimità col Signore li attende una restaurazione della contemplazione eterna; ed essi hanno ricevuto il titolo di“dei” poiché sono destinati al trono con altri “dei” che sono raggruppati sotto il salvatore”.
Origene (ca. 185-251 A.D.) disse:
“Il Padre, poi, è proclamato come l’unico vero Dio ; ma oltre al vero Dio ci sono molti che diventano dei partecipando in Dio.”
Giustino Martire, che morì nel A.D. 163 disse:
“… provarvi che lo Spirito Santo rimprovera gli uomini perché essi furono fatti come Dio, liberi dalla sofferenza e dalla morte, qualora obbediscano ai Suoi comandamenti, e siano giudicati meritevoli del nome dei Suoi figli … all’ inizio gli uomini furono fatti come Dio, liberi dalla sofferenza e dalla morte, ed essi sono così giudicati degni di diventare dei e di avere il potere di divenire figli dell’Altissimo ….”
Simili dichiarazioni furono fatte da Ippolito, Atanasio, St. Agostino, e Gerolamo. Secondo lo studioso cristiano G.L. Prestige, gli antichi cristiani “insegnarono che il destino dell’uomop era di divenire come Dio, e persino di essere deificati” (G.L. Prestige, God in Patristic Thought, London Press, 1956, 73).
Nelle Sezioni 131 e 132 di Dottrina e Alleanze, il Signore spiega che un prerequisito per questa glorificazione e ascendenza al regno di Dio è il “matrimonio eterno” celebrato da qualcuno con l’autorità del sacerdozio.
La promessa e l’alleanza del matrimonio eterno necessita della dignità personale, dell’appartenenza al regno di Dio sulla terra, e un impegno all’alleanza matrimoniale per tutto il tempo della mortalità e per tutta l’eternità. Forse è lo sforzo raffinatore che richiede un matrimonio di lunga, oltre alla purezza, alla carità, e alla perseveranza che qualifica le coppie alla vita eterna nel regno di Dio.
Mariti e mogli che entrano nell’alleanza del matrimonio eterno e continuano in amore e dignità si qualificano per il regno celeste e devono “aumentare in eterno”. Ciò vuol dire che possono creare “figli di spirito” che un giorno abiteranno sulla terra, otterranno corpi fisici, proveranno la morte, avranno la resurrezione, e loro stessi avranno un’opportunità di essere glorificati nell’immortalità.
Joseph Smith insegnò che a meno che un uomo e una donna non entrino nell’alleanza del matrimonio eterno, “cesseranno di aumentare quando moriranno; cioè, non avranno figli dopo la resurrezione.” Quelli che entrano in questa alleanza e restano fedeli “continueranno ad espandersi e ad avere figli nella lgoria celeste” (History of the Church, 5:391).
Per l’anziano Parley P. Pratt del Quorum dei Dodici Apostoli, una conoscenza di questa dottrina fece sì che l’amore per la sua famiglia diventasse più profondo:
Fu Joseph Smith che mi insegnò a far tesoro delle care relazioni fra padre e madre, marito e moglie, fratello e sorella, figlio e figlia. Da lui appresi che la moglie del mio cuore avrebbe potuto essere legata a me per tutto il tempo e per tutta l’eternità; e che le simpatie e gli affetti che ci rendevano cari gli uni agli altri scaturivano dalla fontana dell’amore eterno divino. Da lui imparai che possiamo coltivare questi affetti, ed accrescerli e aumentarli per tutta l’eternità; mentre il risultato della nostra unione senza fine sarebbe stata una progenie numerosa come le stelle del cielo, o la sabbia della spiaggia….Prima avevo amato, ma non sapevo perché. Adesso amavo—con una purezza —un’ intensità di sentimento elevato, esaltato, che avrebbe sollevato la mia anima dalle cose transitorie di questa sfera abietta e l’avrebbe espansa come l’ oceano….In breve, adesso potevo amare con lo spirito e anche con la comprensione (Autobiography of Parley P. Pratt, pp. 297-98).
Alcuni amici di altre religioni hanno deriso la dottrina delle vite eterne, hanno accusato i Mormoni di sminuire Dio, e li hanno chiamati “costruttori di dei.”
Al contrario, la dottrina delle vite eterne manifesta il grande amore di Dio per l’umanità, che Lui sta pronto ad esaltarci e a riversare su di noi tutto ciò che ha. Queste promesse sono nella Bibbia. Perché limitare ciò che Dio vuole dare a quelli che gli sono fedeli ? La risposta a quelli che affermano che la dottrina diminuisce Dio è questa:
Il Padre è l’unico vero Dio. Questo è certo: nessuno salirà nessuno più in alto di Lui; nessuno nessuno lo sostituirà. Nessuno mai muterà la relazione che noi sua progenie letterale, abbiamo con Lui. Lui è Elohim, il Padre. E’ Dio. Di Lui c’è n’è solo uno. Noi reveriamo il nostro Padre e nostro Dio; lo adoriamo (Boyd K. Packer, “The Pattern of Our Parentage,” Ensign, November 1984, 69).
Un credo nella deificazione umana non significa che i Santi degli Ultimi Giorni credano che la loro adorazione sia diretta giustamente a qualcun altro invece che a Dio il Padre e a Suo Figlio Gesù Cristo.
Crediamo che il riferimento biblico dell’apostolo Pietro ad essere partecipi della natura divina e il riferimento dell’apostolo Paolo ad essere‘ coeredi con Cristo riflette lo scopo che i figli di Dio dovrebbero perseguire per emulare il loro Padre celeste in ogni modo.
Attraverso le eternità, i mormoni credono, che essi riveriranno e Dio il Padre e Gesù Cristo. L’obiettivo non è di uguagliarli o di ottenere la parità con loro ma di initarli e un giorno acquisire la loro bontà perfetta e altri divini attributi. (Fox News, “21 Questions Answered About Mormon Faith,” 18 December 2007).